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Floating effect ovvero la fluttuazione delle valvole

Eccoci di nuovo qui, a mettere altra carne al fuoco con un secondo post “tecnico”. Dopo aver introdotto il discorso sui condotti e le possibili lavorazioni, col fine di migliorarne i flussi, guarderemo ora ai meccanismi di apertura/chiusura delle valvole, dove quei flussi vengono governati. Nello specifico vorremmo introdurre la nozione di “fluttuazione” o “floating effect”, perché non facile da reperire su pagine web in lingua italiana, ma fondamentale per comprendere i limiti del sistema molla-valvola quando le prestazioni dei nostri motori vengono incrementate.

Come sappiamo, la fase di apertura e chiusura delle nostre valvole viene regolata dal profilo dei rispettivi alberi a camme grazie alla loro particolare profilatura. Questa, premendo e rilasciando l’insieme di bicchierino-molla-valvola (direttamente o indirettamente), permette alla valvola di scorrere nella propria sede aprendo e chiudendo il condotto. Bene, è in questo sistema che emerge sovente un limite quando aumentiamo il range di giri del motore. Questo perché all’aumentare delle rivoluzioni potrebbe verificarsi il suddetto “floating effect”. Per meglio figurarsi la cosa noi lo chiameremo effetto di “fluttuazione della valvola”.

Cosa accade? In sostanza:

il compito affidato alla molla è quello di richiamare la valvola, conducendo quest’ultima alla propria sede durante la fase negativa del lobo della camme; accade però che in condizioni estreme (oltre un certo numero di giri) la molla non abbia un carico sufficiente e perda dunque il “ritmo” nella ricollocazione della valvola. Succede così che la nostra valvola agisce liberamente e pericolosamente nel condotto, con il rischio di creare danni seri qualora dovesse toccare il cielo del pistone.

Montiamo allora molle estremamente dure? Nemmeno. Il punto è trovare il giusto grado di carico, perché esagerare in senso opposto potrebbe comportare uno sforzo inutile e gravoso sui bicchierini e sui lobi, conseguente rischio di usura precoce. Ci prendiamo ora una pausa, sperando ancora di avervi lasciato nuovi concetti sui quali discutere, fare i conti e rompersi un po’ il capo. Ci prendiamo una pausa anche noi, che torneremo presto con curiosità d’altro genere, da scrivere forse come oggi: mangiando un panino davanti alla tastiera. E adesso ci facciamo un bel caffè.