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Head porting ovvero la lavorazione dei condotti

Siamo arrivati con pazienza al secondo post. Abbiamo pensato molto all'argomento da trattare. Poi si è deciso di andare subito al sodo senza perdere altro tempo a guardare in aria pensosi. Che non abbiamo neppure dei baffoni a manubrio da poter attorcigliare mentre siamo assorti, quindi per non sembrare insipidi e sfigati meglio muovere il culo e raccontare un po' di cose belle.

Affrontiamo un tema tecnico che da sempre è avvolto da un aura di racconti strambi e leggende che neanche l'Illiade: “head porting”. In poche parole, la lavorazione dei condotti di una testata. L'uso dell'inglese non serve a fare i brillanti, è giustificato dal fatto che esperimenti, studi e attenzioni particolari alla questione sono stati eseguiti in larghissima parte nell'assolata California agli albori del drag-racing tra gli anni '60 e '70. Se ne sentono di ogni, come se stessimo parlando di superstizione e non di seria e rigorosa fisica, di complessa fluidodinamica. A specchio, porosi, per l'aspirazione una maniera, per lo scarico un'altra ecc.

Cerchiamo qui di mettere ordine alle idee partendo dal presupposto che un condotto debba essere quanto più omogeneo e uniformemente raccordato possibile. Ora, è possibile simulare (benché solo parzialmente) il funzionamento del flusso d'aria in entrata/uscita da un condotto grazie all'aiuto di appositi “banchi di flussaggio”.

E dove arrivano le misure e i dati, le opinioni finalmente scompaiono! Come misurare la bontà di un condotto pre e post lavorazione? Sostanzialmente generando una pressione d'ingresso e una pressione d'uscita stabili, ma differenti tra loro, rilevando poi la portata d'aria.

Se vi state domandando quando le condizioni siano altrettanto stabili nel nostro motore la risposta è “mai”, questo però conta relativamente, dal momento che noi consideriamo una condizione verosimile, che darà benefici anche nel ciclo dinamico. I famosi condotti a specchio sono pronti per essere cestinati concettualmente a favore di superfici dalla porosità regolare, ottenute oggigiorno grazie al CNC, che favoriscono la formazione di un “film fluido” sulle pareti, il quale ridurrà gli attriti e i conseguenti vortici che risultano essere i primi ostacoli per un passaggio/attraversamento regolare.

Ci fermiamo qui per il momento. Abbiamo cercato di condensare un discorso complesso che meriterebbe però interi capitoli, sperando così di lasciarvi qualche certezza, ma anche tanti nuovi e stimolanti dubbi.